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Notizie dal Cosmo — Settimana 34

22 ago
Tempo di lettura: 4 min


Le Perseidi sono ormai alle spalle, ma il cielo di fine agosto non smette di regalare appuntamenti: tra una settimana, il 27-28 agosto, assisteremo a un'eclissi parziale di Luna che oscurerà quasi per intero il nostro satellite. In attesa di quell'appuntamento, la settimana appena trascorsa ha portato tre notizie che raccontano bene quanto sia vivo, oggi, lo studio dell'universo: una stella "extra large" fatta letteralmente a pezzi da un buco nero, una prova quantistica che risale a quasi novant'anni fa, e un nuovo sguardo, tutto europeo, su uno dei crateri più famosi di Marte.



"The Whippet": un buco nero fa a pezzi una stella gigante, ma qualcosa sembra essere sopravvissuto


A circa 1,1 miliardi di anni luce da noi, un buco nero supermassiccio ha intercettato e distrutto una stella insolitamente grande, in un evento di distruzione mareale (tidal disruption event, TDE) individuato quasi in tempo reale da Anna Ho, astronoma della Cornell University, grazie alla Zwicky Transient Facility dell'osservatorio di Palomar, in California. L'evento, catalogato come AT2024wpp e ribattezzato informalmente "the Whippet" (il levriero, per la rapidità con cui si è manifestato), si è rivelato uno dei fenomeni più energetici mai osservati: nei primi 45 giorni ha irradiato un'energia cento volte superiore a quella di una tipica supernova, con un picco pari a circa 400 miliardi di volte la luminosità del Sole, e un'onda d'urto lanciata verso l'esterno a un quinto della velocità della luce.


Glowing black hole with orange accretion disk and blue jet streaking through a dark starry space scene
Credit: AI/ScienceDaily.com

La parte più sorprendente, però, è arrivata mesi dopo: gli astronomi hanno rilevato elio in movimento a una velocità inaspettatamente alta, circa 21 milioni di km/h, un indizio che qualcosa — forse un nucleo stellare parzialmente scampato alla distruzione — potrebbe essere sopravvissuto allo strappo mareale. Un risultato che complica l'idea che i TDE più energetici (i cosiddetti "Luminous Fast Blue Optical Transients") distruggano sempre in modo completo la stella d'origine. Lo studio, che ha coinvolto tra gli altri lo stesso team di Ho, è stato accettato per la pubblicazione sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.


Fonte: ScienceDaily, "A black hole shredded a 'super sun' — but something strange may have survived" (14 agosto 2026): https://www.sciencedaily.com/releases/2026/08/260814235849.htm



Una prova per Heisenberg: il vuoto quantistico "visto" nel campo magnetico di una magnetar


Nel 1936 Werner Heisenberg e Hans Euler previdero che, in presenza di un campo magnetico sufficientemente intenso, anche il vuoto assoluto smetterebbe di essere "vuoto": si comporterebbe come un prisma, polarizzando la luce che lo attraversa. Novant'anni dopo, un team internazionale guidato da Marcus Lower della Swinburne University of Technology (Australia) potrebbe averne trovato la prova più convincente mai raccolta, osservando la magnetar 1E 1547.0-5408 — una stella di neutroni dal campo magnetico estremo — con il telescopio a raggi X IXPE della NASA, il telescopio NICER e il radiotelescopio australiano Murriyang di Parkes, gestito dal CSIRO.


I dati, pubblicati su Nature il 5 agosto e analizzati con il supercomputer Ngarrgu Tindebeek dell'Università di Swinburne, mostrano un'emissione di raggi X polarizzata fino all'82% in specifiche fasi di rotazione della magnetar: un livello di polarizzazione che i modelli tradizionali non riescono a spiegare, ma che è coerente con la "birifrangenza del vuoto" prevista da Heisenberg. Gli stessi autori sottolineano che si tratta ancora del segnale più convincente raccolto finora, non di una conferma definitiva: per la certezza scientifica servirà osservare altre magnetar con la stessa firma, oppure ottenere una conferma diretta in laboratorio sulla Terra.


Fonte: NASA Science (pagina ufficiale missione IXPE), "NASA's IXPE May Have Proven 90-Year-Old Theory": https://science.nasa.gov/missions/ixpe/nasas-ixpe-may-have-proven-90-year-old-theory/



Un volo virtuale sul cratere Schiaparelli, firmato Mars Express


Dagli abissi quantistici torniamo più vicini a casa, su Marte. L'Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha pubblicato un nuovo video che ricostruisce un sorvolo virtuale delle Highlands meridionali del Pianeta Rosso, culminando in un giro ravvicinato attorno al cratere Schiaparelli: uno dei crateri da impatto più estesi di Marte, con oltre 460 km di diametro. Nonostante le sue dimensioni, Schiaparelli è relativamente poco profondo, perché nel corso di miliardi di anni è stato progressivamente riempito da sedimenti trasportati dal vento, da antichi flussi d'acqua, da materiale vulcanico e da detriti di altri impatti.


Il video, generato a partire dai dati della fotocamera stereo ad alta risoluzione HRSC — sviluppata e gestita dal Centro Aerospaziale Tedesco (DLR) e installata a bordo della sonda Mars Express — porta lo spettatore in un volo che parte dalla Evros Vallis, risale verso nord attraverso un complesso di crateri, sorvola la parte meridionale della rete di valli associata a Schiaparelli e infine ne attraversa il bordo da ovest, per poi curvare in senso orario e scendere fino a inquadrarne l'interno. Per chi ama i riferimenti pop, la zona è la stessa in cui la finzione cinematografica di "Sopravvissuto — The Martian" immaginava naufragato l'astronauta Mark Watney: un buon pretesto, anche divulgativo, per parlare di geologia marziana reale.




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